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14 de Septiembre, 2007


muestra de liliana escanes

SELECCIÓN IMPRESCINDIBLE   DE LA POESÍA Y DEL COLOR


* POEMAS DE LILIANA ESCANES *

* PINTURAS DE KARINA MARTINEZ Y MARCELA AMAN *

* TEXTURAS DE JULIA ACEVEDO *

* PARTICIPACION ESPECIAL DE BEBA PAVON *

_ EN ADHESIÓN AL “17 DE SEPTIEMBRE=DÍA DEL PROFESOR” _

. Lunes 17 de Septiembre de 2007. . De 13 a 16 hs.  En la “CASA DEL NIÑO” * Villa Rosas.  Bahía Blanca, Argentina *

. Entrada libre y gratuita.

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 9:43, Categoría: agenda isla negra
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venezia, alberto granado, homenaje al che

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Circolo di Venezia "Vittorio Tommasi"  

Nel 40° anniversario della morte del Che, avvenuta in Bolivia l'8 ottobre 1967, il Circolo Italia-Cuba di Venezia, ricorderà la sua figura, con un'iniziativa culturale sul tema; Cuba e il sogno di Ernesto CHE Guevara per l'America Latina .

A tal proposito il nostro Circolo ha invitato Alberto Granado con la figlia Delia che parteciperanno ad un incontro pubblico, organizzato in collaborazione con il Centro Culturale Candiani, lunedì 24 settembre alle ore 18.00, al Candiani di Mestre.

Sarà anche l'occasione per annunciare l'iniziativa culturale CUBA_VENEZIA, che il direttore del Candiani dott.Roberto Ellero, sta preparando per febbraio 2008.

* Alberto Granado , è nato in Argentina nel 1922 e risiede a Cuba.  Laureato in farmacologia e biologia, considerato l'amico fraterno del Che, è un profondo conoscitore dell'America Latina degli anni 50 poiché con Ernesto Guevara de La Serna, divenuto famoso come il CHE dopo la Rivoluzione cubana, intrapresero nel dicembre 1951 un lungo viaggio con una sgangherata moto, Norton, soprannominata la Poderosa. Il viaggio, è stato iniziatico per Ernesto Guevara il quale ha dedicato la sua vita per la liberazione dei popoli latinoamericani oppressi dagli Stati Uniti e dalla colonizzazione dell'Europa, ma anche per Alberto Granado che ha vissuto a Cuba e ha collaborato nella riorganizzazione della Medicina Cubana dopo la Rivoluzione.   Su questo viaggio è stato realizzato un film Diario di una motocicletta e un documentario realizzato con Gianni Minà che conduce Alberto Granado a ripercorrere, con grande entusiasmo, i luoghi visitati con Ernesto nel 1951-52.

* Delia Granado , figlia di Alberto, insegnante di economia politica, potrà mettere a confronto l'America Latina vissuta dal Che e Alberto Granado con i cambiamenti avvenuti in America latina alla fine degli anni 90.

Il sogno del Che, così come il sogno di Josè Marti, il grande padre della Patria e poeta cubano, era di vedere il continente latinoamericano liberato dal colonialismo e dallo sfruttamento, unito in una confederazione di Stati indipendenti.

Dalla fine degli anni 90, Brasile, Argentina, Venezuela e successivamente Ecuador, Bolivia e Nicaragua stanno disegnando un nuovo orizzonte di speranza per quelle popolazioni. Tutto questo è oggi possibile per la resistenza effettuata dal Popolo Cubano, in questi ultimi cinquant'anni, alla colonizzazione dei grandi monopoli economici e culturali americani.

Alberto e Delia Granado saranno ospiti nella nostra Regione dal 23 al 30 di settembre.

A Venezia, sono previsti oltre all'incontro – conferenza con il pubblico, lunedì 24 settembre alle ore 18.00 al Candiani a Mestre, un incontro il mattino del 24 con le scolaresche dell'Istituto Pacinotti di Mestre in collaborazione con l'Associazione Culturale AGRAG.

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 9:37, Categoría: agenda isla negra
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luis benitez sobre teodulo lopez melendez

Del argentino Luis Benítez

Libro sobre la novelística de Teódulo López Meléndez

 

                                                                       La editorial Ala de cuervo puso en circulación La novelística de Teódulo López Meléndez: escribir desde la fisura del ensayista, novelista, poeta y dramaturgo argentino Luis Benítez. El autor analiza las cinco novelas hasta ahora publicadas por Teódulo López Meléndez (Barquisimeto, Venezuela, 1945), a saber: Selinunte (1996), El efímero paso de la eternidad (1998), La forma del mundo (2001), El indeterminado de cabeza de bronce (2004)  y En agonía (2005).

En este libro incisivo y polémico se afirma: “…constante característica de la prosa de Teódulo López Meléndez: la figura del escritor como aquel que revela la fisura entre la apariencia del mundo y lo que el mundo es: un clon global, una copia del original…otra apariencia más, una duplicación”.

“Lo que hace la novelística de Teódulo López Meléndez con la fisura es narrarla. La huella de la fisura atraviesa toda la obra de este narrador venezolano…con una intensidad que no podemos calificar…con otro adjetivo más adecuado que escalofriante”.

Teódulo López Meléndez es además, poeta, ensayista, traductor y editor. Su obra alcanzó ya los 30 libros publicados.

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 9:30, Categoría: periodico
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bienal do livro, Rio de Janeiro

Editora Alcance apresenta 17 autores na Bienal do Livro no Rio de Janeiro, dia 20 de setembro, quinta-feira, das 18h às 20h.

Igualmente participarão do Movimento 24 Horas de Poesia, nos dias 18 e 19, em parceria com a Universidade Salgado de Oliveira e Livraria Letras & Expressões.

info: : Editora Alcance <alcance@editoraalcance.com.br

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 9:24, Categoría: agenda isla negra
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gennaro carotenuto, italia

Iraq: muore la speranza

 

Secondo un sondaggio realizzato in tutto l'Iraq dalla BBC, e che non risulta essere stato diffuso da alcun media italiano, sono triplicati gli iracheni che appoggiano la resistenza. Ma si vive male e due su tre non sperano più in un domani migliore.

 

di Gennaro Carotenuto

Il pretoriano David Petreus, il comandante in capo George Bush, l'amico nemico primo ministro iracheno Nouri Al Maliki, insistono nel cercare di convincere l'opinione pubblica mondiale che le cose in Iraq vanno sempre meglio e gli italiani ancora ricordano l'ex primo ministro Silvio Berlusconi millantare che oramai in Iraq l'ultima cosa che non funzionasse fossero i semafori.

In realtà le cose vanno sempre peggio in un paese dove il 70% dei bambini e adolescenti sta vivendo il quarto anno consecutivo senza scuola. Lo conferma oggi un sondaggio commissionato dalla britannica BBC e da altri tre media e realizzato dall'impresa statunitense D3 System che ha intervistato 2.000 cittadini nelle 18 province del paese.

Solo il 26% degli iracheni si sente sicuro. Lo stesso sondaggio, realizzato tre anni fa, riportava che il 40% si sentiva sicuro. Ma il dato più drammatico e che registra un vero crollo è quello delle aspettative. Tre anni fa, dopo un anno di guerra, ben il 64% della popolazione pensava che le loro vite sarebbero migliorate. Oggi appena la metà, il 35% conserva speranze di un futuro migliore. Due iracheni su tre dunque, non hanno speranze per il futuro.

Tre anni fa appena il 17% degli iracheni giustificava le azioni (che in Occidente vengono definite terroriste) contro le truppe d'occupazione. Oggi il dato si è triplicato. Il 51% della popolazione irachena approva gli attacchi dei resistenti contro gli invasori. C'è da supporre che si tratti di una cifra ribassata dalla opportuna reticenza su un tema sensibile.

Poi si passa alla difficile quotidianità di quasi 2000 giorni vissuti sotto occupazione militare straniera. Praticamente tutti, il 93%, sono preoccupati dalla mancanza di energia elettrica in un paese che, come è noto, galleggia sul petrolio. L'80% è disperato per la mancanza di lavoro.

Dal sondaggio emerge che i sunniti siano sensibilmente più pessimisti degli sciiti. E' comprensibile. Ma la maggior parte degli iracheni (56%) non crede di star vivendo una guerra civile e addirittura il 94% desidera che il paese rimanga unito. Quest'ultima è una buona notizia, una delle poche in quattro anni di occupazione militare straniera.

 

Sul sito anche: Iraq, una risata che li seppellirà?

Franco Frattini, vedi alla voce "deficiente"

Roberto Calderoli, il porco

Pecoraro Scanio, bla, bla, bla

11 settembre senza Pinochet? Ma con Bachelet...

Stiamo tornando scimmie?

E gli echi delle polemiche su Grillo…

 

http://www.gennarocarotenuto.it

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 9:19, Categoría: periodico
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eldorado, encuentro de escritores

En fecha 23, 24 y 25 de Noviembre del cte. se realizará el Quinto Encuentro de Escritores - Eldorado 2007 - "Identidad" organizado por el Grupo Literario Dementeazul de la localidad de Eldorado (Mnes) por lo que invitamos a Ud a participar del mismo con la siguiente propuesta.  

La consigna del presente es "Identidad" a los fines de su participación en la "Antología del Quinto Encuentro de Escritores - Eldorado 2007 – Identidad" (IMPORTANTE: Prevalecerán los trabajos que contengan valores ecologistas y compromiso social)

Solicitamos un aporte literario comprometido respecto del mencionado tema y nos envíe su trabajo vía Correo Postal antes del 30 de setiembre del cte. a Calle Florida N° 208 - B° 6 de Noviembre - Km. 5 - CP 3380 - Eldorado (Mnes-Argentina) .

1.    Solamente se publicará el material de los autores presenciales del Quinto Encuentro de Escritores - Eldorado 2007- "Identidad" . Los trabajos no deben superar las tres (3) carillas en hoja A 4 y letra del formato Arial 12 a doble espacio: Poesía, cuento, ensayo, etc. (Publicados o no) Se deberá adjuntar disket con el material en formato Word y un breve CV o perfil del autor (hasta 15 renglones – Arial cuerpo 12)

2.    Se editará una Antología para su distribución en Bibliotecas, establecimientos educacionales, ONG del Departamento de Eldorado. Previendo su participación, deberá aportar con el material a considerar la suma de $ 20.- (con giro postal nombre de Teodosio Andrés Barrios dentro del sobre de envío) que serán descontados al valor de la inscripción al encuentro *. En caso de no concurrir al evento le será enviado un (1) libro a su domicilio sin el reintegro de dicho monto.   ((IMPORTANTE: De no ser seleccionado y de no asistir al Encuentro, indefectiblemente, se le reintegrará el monto aportado.)))

3.    La presente publicación reconoce a cada autor el Derecho de Autor y la Propiedad Intelectual -Ley 11.723- que éste posee sobre su/s trabajo/s, no implicando la presente, cesión de derecho de autor a persona o entidad alguna. A tal efecto el Grupo Literario Dementeazul se compromete a realizar los trámites de ISBN oportunamente al ser seleccionado el material para su edición.

4.    Al final de cada trabajo deberá consignarse la autorización: "Autorizo al Sr. Theodosio Andrés Barrios, integrante del Grupo Literario Dementeazul, la publicación de la obra ".................· "(Cuento, Poema; Prosa Poética, ensayo) de mi única autoría, Seudónimo… (en caso de tenerlo ) Nombre y Apellido según el documento de Identidad (DNI , CI, Pasaporte, otros)....... Nº ....................." (Firma, DNI, E Mail y/o TE)".

5.    Siendo de exclusiva responsabilidad de cada autor y a los efectos legales que pudieran surgir derivados del contenido de las mismas.   Dando expresa y formal renuncia a promover cualquier clase de reclamo, instancia o demanda judicial o extrajudicial en contra del Grupo Literario Dementeazul   y/o sus integrantes por cuestiones de forma, fondo o contenido que derive de la publicación de los trabajos aportados para la publicación de la presente antología.-

6.     Cada participante obtendrá un (1) ejemplar de la obra, sin cargo alguno (La entrega del mismo se hará durante la jornada del 25/11 en el almuerzo de despedida con un certificado de asistencia al Encuentro).

Pretendemos así contribuir con un material perdurable con una temática en común y que el sentido de un encuentro literario tenga un impacto social para el círculo en el cual reside cada escritor que participa en este Quinto Encuentro de Escritores - Eldorado 2007 - Identidad.

* Se prevé que el costo de inscripción, comida y alojamiento será de $ 80.- a los que se le descontará la suma aportada para la publicación de la Antología "Quinto Encuentro de Escritores - Eldorado 2007 – Identidad". 

Theodosio Andrés Barrios  - thbarrios@gmail.com o  th_barrios10@yahoo.com.ar

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 9:12, Categoría: agenda isla negra
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ESTACIONPOETAS dialoga con el poeta mexicano Francisco Azuela

"La sociedad lectora tiene cada día un papel más relevante en su actitud participativa. En ella está el futuro de la cultura de un nuevo mundo." nos aclara este poeta mexicano nacido en la Ciudad de León, Guanajuato, México, el 8 de marzo de 1948. Es sobrino nieto de Mariano Azuela, primer novelista de la Revolución Mexicana. Estudió en las Universidades de Guanajuato, Iberoamericana, UNAM y Panamericana de la Ciudad de México, y en las Complutense de Madrid y Laval de Québec. Es miembro de la Sociedad General de Escritores de México y Miembro de la International Writers. Un hombre que ha construido una biblioteca de saberes, de viajes y en estas respuestas, siento que de mucha humanidad.

¿Hasta dónde la poesía borra esas fronteras sociales, políticas y económicas que infeccionan a las sociedades posmodernas, hasta qué punto debe llegar el poeta?

El poeta estadounidense Wallace Stevens decía que “el poeta era una persona que encontraba armonía en el caos del mundo”. “La poesía es un juego peligroso” dijo Hölderlin; son certeras estas dos afirmaciones si se deduce que, a diferencia de la literatura que es construcción, la poesía como el juego es espontánea emoción del alma. Todos quieren ver en sus ojos de nieve el fuego de sus más íntimos secretos. La poesía, ángel caído, un espectro que arrastra en sus quejumbrosos recorridos heridas profundas de un mundo silenciado por la violencia.


No se le puede dar mayor responsabilidad a la poesía en el actual caos del mundo ni en los pasados, lo que sí puede afirmarse es que la poesía con su lenguaje, con su “equilibrio entre ritmo, sentido y emoción”, como menciona Tomás Navarro, puede llegar a jugar un papel muy importante en nuestras vidas. Pero la poesía no es una obligación, ni una solución de problemas sociales, políticos y económicos, es, refiriéndonos a Gabriel Zaid, “la experiencia más gratificante de leer por gusto...”... y los distintos modos de leer poesía...” Sí, es cierto que también alerta a la humanidad de nuestro tiempo de abismos y del rompimiento del universo. El poeta puede llegar tan hondo como el origen de su propia naturaleza, siempre con un mensaje de paz y de armonía. Jean Cohen, ha sido muy claro en “El lenguaje de la poesía”, en el que trata sobre la “ significación poética y el lenguaje de la poesía, a partir de un análisis teórico y del estudio sistemático de los principios que rigen el lenguaje poético, en los textos y en la realidad.”


Si la poesía tiene un futuro y una importancia, entre los avances tecnológicos, será por la imagen y el lenguaje, que seguirán siendo el rito poético compartido, colectivo y comunitario del ser humano. Pero hay algo más que lo anteriormente expuesto y es mi pensamiento muy personal, al recuperar una luz de esperanza en el horizonte de la vida, como la luz del navío en la aurora, el sueño es poesía y eso que regresa tiene que ver con la vivencia del trasmundo. La hora nace de la cuerda como el canto de una gota, el cuerpo se extiende a entregar su cansancio y eso se repite y se llama instante. Se hace el rito y se va despintando la forma cuando vuelve a su sueño el crepúsculo. Un mundo se oculta y todo se sumerge en la sombra de la rama inhabitada. ¿Quién dijo que la tarde suena a repetición y que la última noche es algo que aparece en la oración de un reloj?


En los espacios de la poesía se da la luz y también se da la sombra, se da el otro y ese viene cargando signos con sus propias expresiones, con su carácter y a veces un sentido mágico alcanza la última manifestación de su creación. Una extraña sensación hace volar muy alto al escritor, es una emoción de tocar la esencia de lo desconocido y el fondo aparece entonces como una revelación y en ese retorno de sí mismo, entre palabras e imágenes los versos van expresando lo que siempre había estado ahí y el poeta lo reincorpora y lo deja al descubierto en el espejo de la vida, de la poesía. La poesía nos permite también conocer cómo en el transcurrir del tiempo el hombre ha manifestado sus inquietudes, sus ilusiones y sus ideas. Hemos iniciado un nuevo siglo, una nueva época; el hombre ha adoptado nuevos códigos de vida y ha perdido su capacidad de asombro ante los acontecimientos más desgarradores de nuestras sociedades, de nuestros pueblos y de muchas naciones y pareciera que sig ue en su intento inagotable de violentar siempre los espacios del otro.

¿Hasta dónde puede llegar el poeta?
El poeta hoy en día debe hacerle frente a un sinnúmero de desafíos, sobre todo el de la tentación del silencio en una época en que el planeta “habla” entre barrotes de cárceles y púas de burocracia. En los últimos treinta años se han visto desfilar cambios y metamorfosis que preocupan demasiado. Un capitalismo cada vez más preso de una crisis gigantesca, la cual hasta ahora no se ha impedido pero que para sobrevivir a cualquier precio se ha constituido en un bloque del cual ya no se puede ignorar que se ha integrado de un conjunto de estados burocráticos, los cuales son manejados por un puñado de maestros del poder, disfrutando de la conveniencia cobarde o interesada de los funcionarios, de los responsables del orden, de los pueblos más o menos anestesiados, “manipulan la opresión de las masas”. A un Occidente preso de valores de la pequeña burguesía, con algunas excepciones, atrapados por una capacidad relativa de consumo y de crédito se enfrenta un “tercer mundo” prácticame nte amordazado por regímenes autoritarios, y donde las “facciones nacionalistas” combaten vagamente esta hegemonía abusando del pueblo en primera instancia, y reprimiéndolo después; pero, evidentemente, esta no es la única estructura capitalista que se encuentra en crisis, es el conjunto mismo de la humanidad, y si existe un lazo de unión evidente entre los hombres separados por miles de kilómetros de ríos, océanos, montañas, desiertos, este lazo es la Literatura. Una literatura que, periódicamente, de Latinoamérica a Europa, de Asia al África, envuelve las librerías de las ciudades para comunicar el pensamiento contemporáneo.

Los más lúcidos experimentan la sensación de que una enorme carga de plomo cae cada vez más y más pesada sobre los hombros de sus semejantes. La sensación de que un nuevo orden internacional, basado en la manipulación de conciencias a través de los medios de información, las fichas policíacas por medio de la electrónica, el control rígido de las existencias, el espionaje mutuo, el recurso a la traición, el embrutecimiento mediante todo un aparato de difusión de “entretenimientos” se instala poco a poco.


La condición humana se ha convertido en precaria, aleatoria aquí y allá. Los ecologistas nos han demostrado hacia qué abismos nos dirigimos de continuar existiendo en el seno del modelo de civilización que domina y que se ha convertido, por la gracia de la hegemonía occidental, en un modelo universal. “La caída de las civilizaciones” vuelve a la moda en las mentes de la inteligencia que se encuentra a la vez asustada e impotente.

Roland Barthes expresó alguna vez que sólo somos maneras de hablar, estamos mediados por voces del pasado y del presente, y en su caso, es inevitable maestro, preguntarle por esa relación con Mariano Azuela, su familiar, cómo alimentó su discurso personal?

Roland Barthes, crítico y semiólogo francés, autor del Grado cero de la escritura fue uno de los primeros en aplicar a la crítica literaria los conceptos surgidos del psicoanálisis, la lingüística y el estructuralismo. Huérfano, enfermizo y melancólico. Lo admiro por su energía y su carácter disciplinado de estudio, primero en la Sorbona y después como lector en las universidades de Bucarest y Alejandría. En el campo de la literatura y de la poesía, hay autores franceses que me llenan más profundamente, como Gastón Bachelard, en su búsqueda poética al final de su vida: La poética del espacio y La poética de la ensoñación; Charles Baudelaire y sus Flores del Mal. El poeta Arthur Rimbaud, de Una temporada en el infierno; El Conde de Lautréamont y Los cantos de Maldoror. Mallarmé, Apollinaire, el de la paloma apuñadada... y Caligramas; Saint Jean Perse, el poeta de Anábasis, Marcas y Las hojas de Hypnos. Paul Valery, el poeta de la contemplación y la acción en su visión de un mundo político, visionario y poético, autor de en La joven parca; El cementerio marino y poemas de Cármenes. Son muchos los poetas franceses y de otras naciones y épocas que son parte de mi panteón histórico de la memoria que me han conducido, efectivamente en un cause universal de las maneras de hablar y de escribir, son voces del pasado-presente, como las voces prehispánicas, la poesía lírica que comprende himnos, cantos populares y canciones de amor. odas, sonetos, elegías. Los poetas líricos japoneses de gran influencia en las letras occidentales han contribuido con un ejemplo insuperado de concisión y brevedad con sus tankas y haikus, cuyo origen se encuentra en el siglo XVI. Son iluminaciones poéticas, de una gran capacidad condensada de sensaciones y de imágenes. Son como un descubrimiento, hallazgo de una comunicación con el universo. El poeta Ezra Pound, decía que “es mejor presentar una sola imagen en toda la vida que producir obras voluminosas”. Tablada dice en uno de sus poemas miniatura: “Tierno saúz / Casi oro, casi ámbar, / Casi luz...”
Es este ordenamiento lógico en su proyección poética de la experiencia del ser humano, en su presentación. Otros poetas que trabajaron el haiku fueron el español Manuel Machado, el ecuatoriano Carrera Andrade, los mexicanos Carlos Pellicer, Xavier Villaurrutia, José Gorostiza, Octavio Paz y Alfredo Boni de la Vega, quien escribió refiriéndose al paraguas: “Flor de tristeza que se abre cuando el llanto del cielo empieza”.
Respecto a mi vinculación y relación con el gran novelista de la Revolución Mexicana don Mariano Azuela, tío abuelo mío, desde mi niñez fue una imagen muy grande en mi vida. Murió en 1952 cuando yo tenía 4 años de edad. Mi padre fue el primero que me introdujo en el mundo de las letras y de la poesía con la lectura de grandes poetas rusos. Después, ya joven, yo me introduje en el mundo de don Mariano, intentando siempre conocer y leer sus obras. La novela “Los de Abajo”, mundialmente conocida, fue la primera que me atrapó por su lenguaje violento y su manera de describir paisajes y personajes de la revolución. Este es tema que estuvo y sigue muy metido en mi ánimo, porque tiene que ver con lo que seguimos viendo hoy en día: la desdicha de los despojados, de los explotados, de los que no tienen derecho a la igualdad y a la justicia. Para los que se ha cerrado durante siglos un horizonte de comprensión humana. Sigo leyendo todo el tiempo las obras de este destacado escritor y t odos los días aprendo algo nuevo en su basta escritura y el gran aprecio que él sentía por los poetas, sólo por mencionar a uno, Amado Nervo, sobre el que escribe con profundidad y análisis sobre su obra. Por las obras de Mariano Azuela mantengo vivas en mi mente las legendarias imágenes del Centauro del Norte Pancho Villa y de Emiliano Zapata, que dieron su vida por México. Mi héroe máximo, después de Juárez es Zapata.
Dormí muchas noches en la casa y en la cama de don Mariano en la ciudad de México y leí muchas horas en su biblioteca personal. Mi impresión era enorme y sentía una sensación muy difícil de explicar. Volar como los pájaros al viento que se estrellan con la aurora.

¿Su poesía nos lleva siempre a la historia, al origen, a buscar esas raíces, cree usted, como una forma de vincular el ejercicio intimista del poema dentro del yo colectivo, la sociedad lectora?

Si se quiere recuperar la esperanza en el hombre mi obra como la de otros puede servir. Si se necesita un aliciente que aligere las dudas, se encontrará. Si por el contrario se desea reconstruir la historia del despojamiento progresivo de nuestra identidad como individuos con derecho a hacernos presentes por medio de la voz y el carácter, no se encontrará ni esperanza ni redención, sólo decadencia humana: ruina ética y física.


Hace tiempo me uní al proyecto francés Transmisores de la memoria que trata de alguna manera de conjugar la poesía en “el pasado presente”, ese tiempo que sólo le pertenece a ella y que hace coexistir el ayer con el hoy. Si nos remontamos brevemente al origen de la poesía nos encontraremos con una expresión más allá de las épocas y de las culturas que es perdurable, ahí está en las canciones que han conservado la letra y la música. Ahí están los lamentos, las elegías, las odas, los himnos, independientemente de su relación religiosa. Desde las culturas prehispánicas hasta otros pueblos antiguos como los sumerios, hititas, asirio-babilónicos, judíos, que expresan que el origen de la poesía es comunitaria, vinculada con la danza y con su ritmo de palabras cantadas. La canción es autora de la poesía y la música instrumental. Cantos de labor (también encontrados en antiguas inscripciones funerarias egipcias del tercer milenio a.C.) El aspecto ritual de la poesía está presente en muchas culturas, entre los chamanes y en fórmulas de encantamiento, ensalmos y conjuros. Ampliando el horizonte, yo guardo un especial aprecio por la poesía persa, algunos de mis textos han sido traducidos a este bello idioma.


Las composiciones épicas cuentan los mitos de la creación y de los dioses; la vida de los semidioses; así como la vida de los héroes históricos. Tenemos como ejemplos la epopeya babilónica del Gilgamesh, la Iliada y la Odisea de Homero, el Ramayana y el Mahabharata indios, la epopeya medieval francesa Chanson de Roland, la anglosajona Beowulf, la castellana El Cantar de mío Cid.


La sociedad lectora tiene cada día un papel más relevante en su actitud participativa. En ella está el futuro de la cultura de un nuevo mundo.

¿Qué estrategias primordiales utilizaría para acercar a los lectores jóvenes al poema, al hecho del arte de la escritura?

Hoy en día, el poeta está confrontando una responsabilidad inmensa, una angustia sin límites.


¿Existe acaso un futuro humano en este planeta cuyas entrañas están atiborradas de bombas y otras máquinas de destrucción capaces de transformar en ruinas y espacios de silencio países enteros en pocas horas? ¿Existe un futuro humano cuando los anhelos revolucionarios están siendo regularmente destruidos por la unión de fuerzas mundiales empeñadas en salvaguardar sus privilegios materiales, su dominio del poder? ¿Existe futuro humano cuando la inteligencia, con frecuencia impedida de luchas reales, con frecuencia engañada, regresa a sus malévolos oficios y oscurece un debate que ella debería al contrario defender violentamente y aclarar con ardor?


Hoy en día, el poeta, ya sea que viva en Roma, París, Lima, San Francisco, Dakar, Tokio, México, Irán, Bolivia, Centroamerica u otros lugares, si no es ciego ni sordo, siente forzosamente, en su interior, el ardor de una quemadura intensa.


Él sabe siempre que sin la poesía en el sentido más vital, primero de la palabra, no hay salida. Pero, ¿se puede ser poeta hoy en día? Algunos han renunciado para convertirse en silencios, otros han hecho el intento de existir con una mano en la conciencia y la otra en la lira de Orfeo. La mayoría se ha bebido el canto de su sangre generosa, intensa.

A pesar del rechazo de una gran parte de la juventud universal que ha roto con la sociedad, en busca de otros valores, de otras realidades, la cultura tiende a institucionalizarse. Los estados gigantes y modernos la encierran con miles de retos. Se ocultan los gritos urgentes, se vacía su sustancia de creatividad radiante en discusiones de poca claridad. La inteligencia europea, particularmente gastada, se ensaña en cercar una “modernidad” que no es mas que una capa de pintura. La poesía es cuerpo físico, danza al borde del precipicio y danza contra el vientre del otro. La poesía es vegetación, piel, bruma, agua, rayo, trueno, vellocino, labios.

La poesía debe “surgir”, ya no ser la única crónica de agonías vacías y tristes. Ella debe proclamar las temporadas, los nacimientos, las bodas rojas, los festines, las playas puras...El poema arrancará de las profundas arcillas sumergidas en el ser piedras preciosas capaces de romper las tinieblas. El poeta trabaja bajo una lluvia de lágrimas, de sangre, de humillaciones, de golpes. Él no posee la eternidad delante. El temor, la angustia, el sonambulismo son sus tres quejas. Su sangre vertida será la semilla de la primavera.

Los jóvenes saben de estos temas, los viven todos los días por los medios masivos de comunicación. Si ellos sienten el deseo y la necesidad pueden escribir sobre ellos para expresar sus opiniones y su sentimiento.

¿Cree que el lenguaje es un arma de empoderamiento social y la esencia para transformar las realidades del ser humano?

Sí lo creo profundamente.


¿En tiempos en que los grandes pulpos editoriales marcan las lecturas, muchas veces de poca calidad y excluyentes, cuál viene a ser la ruta para el mercado de la poesía?.

Sin comentarios.

¿Cuál es su definición más cotidiana y personal de poema?

El poema es el instante de una creación de imágenes y sensaciones que estallan con el viento. Es la luz del navío en la aurora.

Cuál de sus libros es la mejor herencia que deja?

No creo en una herencia literaria personal y es un tema que no me preocupa. Los libros están ahí, la palabra está ahí, el lenguaje poético, cualquiera puede acercarse y tomar lo que quiera, independientemente del autor y de su tiempo. Para terminar, deseo compartir unos versos sueltos míos:


Son las cien de la tarde,
hoy se reúnen todos los siglos de una sola vez,
se borra el vientre del pájaro en el aire
como si no fuera a nacer otra ola de fuego,
de mano a mano vienen las palabras
como gotas de una misma voz sin saber que se vuelve.


Amor es el último siglo donde nacen los labios…

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 8:53, Categoría: entrevistas
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al sur, fm compartiendo

Sábado 16 de Septiembre    
      
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de 14:00 a 16:00 hs. Por FM Compartiendo 89.7
Escuchanos también por internet

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 8:48, Categoría: radio en la isla
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mirta urdiroz, argentina

Milagro

 

 

 

 

                                    Ella se atreve

 

                                    a recogerse el velo

 

                                    que oculta su desamparo

 

                                    Intenta evadir

 

                                    la luz que hiere sus ojos

 

                                    al mirar de frente el pecado

 

 

                                    De imprevisto

 

                                    el perdón

 

                                    le cae a puñados

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 8:43, Categoría: poesia
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Enrique Cirules, Cuba

Nuevitas, Cuba, 1938.         Narrador y ensayista.

 

La obra literaria de Enrique Cirules aborda espacios muy peculiares en la cultura cubana: las míticas ciudades de los norteamericanos y europeos en el norte de la región camagüeyana; historias de pescadores, tortugueros, cazadores y aventureros de la cayería de Romano; y la presencia de la mafia en la esplendorosa Habana, entre otros temas, que incluyen el amor, el mar y la guerra.

Entre sus títulos más afamados se encuentran Conversación con el último norteamericano (novela sin ficción, 1973, donde se narra la fundación, auge y destrucción de una ciudad de norteamericanos en Cuba. Guardafronteras, 1983 (historias y relatos en la cayería del Viejo Canal de Las Bahamas). Y el libro de cuentos La otra guerra, finalista del Premio Casa de las Américas, 1977. Cirules también es autor de las novelas La saga de La Gloria City, 1983 (leyenda sobre los amores de una norteamericana con un cubano en el contexto de la llamada guerra de La Chambelona, en 1917; Bluefields, 1986, cuyo tema es la presencia de los cubanos en Nicaragua; y Extraña lluvia en la tormenta, 1988, donde se tratan conflictos sociales y religiosos.

En tres ocasiones ha recibido el Premio Literario 26 de Julio (1971, 1972 y 1986); y en 1993 obtuvo el premio Casa de las Américas con su libro: El imperio de La Habana (estudio sobre las operaciones y negocios de la mafia en la capital cubana. Este libro fue galardonado con el Premio de la Crítica en 1994.

Con el ensayo literario y a su vez investigación histórica, Hemingway en la cayería de Romano, Mención Premio Casa de las Américas 1999, Cirules reveló un conjunto de acontecimientos hasta ahora desconocidos,o poco estudiados, relacionados con la obra y la vida del más universal de los escritores norteamericanos en Cuba.

Sus últimos éxitos fueron alcanzados con la publicación del libro de memorias La vida secreta de Meyer Lansky en La Habana, (2004) donde el que fuera chofer guardaespaldas de Meyer Lansky en La Habana, nos narra los últimos años en Cuba del jefe del clan mafioso Habana-Las Vegas; y la novela Santa Clara Santa (2007), primera parte de una trilogía sobre una familia cubana que participó en los acontecimientos mundiales más importantes del siglo XX.

Cirules es miembro de la Unión de Escritores y Artistas de Cuba y de la Sociedad Cubana de Estudios Filosóficos.

Libros suyos han sido traducidos al inglés, ruso, francés, alemán y portugués.

 

cirules@cubarte.cult.cu

 

 

Libros publicados en Cuba:

 

1.             Los perseguidos, cuentos, Editorial Arte                       Literatura. La Habana, 1972.

 

2.             Conversación con el último norteamericano  (novela sin ficción). Editorial Letras Cubanas. La Habana,       1973.

 

3. En la corriente impetuosa (cuentos). Editorial           Letras Cubanas. La Habana, 1978.

 

4. La otra guerra (cuentos). Editorial Letras   Cubanas. La Habana, 1979

5.  El corredor de caballos (cuentos). Editorial                              Letras     Cubanas. La Habana, 1980.

6.  La saga de La Gloria City (novela). Editorial              UNION. La Habana, 1983.

 

7.  Guardafronteras (relatos) Editorial UNION.              La           Habana, 1983.

 

8.  Extraña lluvia en la tormenta (novela).       Editorial UNION. La Habana, 1988.

 

9.  Bluefields (novela). Editorial Letras           Cubanas. La         Habana, 1986.

 

10. El imperio de La Habana (ensayo). Editorial            Casa de las Américas. La   Habana, 1993.

 

11. Luces sobre el canal (cuentos). Editorial UNION.                 La Habana, 1998.

 

12. El iceberg de Ernest Hemingway en la cayería de   Romano (ensayo) Editorial José Martí. La Habana,     1999.

 

13. La vida secreta de Meyer Lansky en La Habana.   Editorial Ciencias Sociales, La Habana, 2004.

 

14. Santa Clara Santa (novela). Editorial Letras             Cubanas, La Habana, 2007.

 

 

 

LOS PARAJES DE ENRIQUE CIRULES

 

Desde muy joven comenzó a trabajar en los mercantes que arribaban a Puerto Tarafa, donde cada año confluían cientos de buques a cargar azúcar. Por entonces Puerto Tarafa era el enclave exportador azucarero más importante del mundo; y San Fernando de Nuevitas una pequeña ciudad costera llena de tabernas, de hospedajes, de embarcaderos, de antiguos hostales. Pero San Fernando de Nuevitas era también una comarca muy rica en cuanto a su cultura marina, con sus pescadores, tortugueros, cazadores y navegantes, que poseían un profundo conocimiento de su entorno. En estos parajes era usual que uno pudiera encontrarse con viajeros de todas las latitudes: personajes errantes, mujeres de rumbo, rufianes, jugadores, aventureros, estafadores, contrabandistas, o navegantes solitarios; y estaban los experimentados pescadores y tortugueros de la cayería de Romano; y los amigos del escritor, los braceros y estibadores de los puertos de Tarafa y Pastelillo.

En esa pequeña villa marina, cuyas calles adoquinadas ascendían por una baja colina hacia el centro del pueblo, donde se encontraba el parque, una vieja iglesia de dos torres amarillas, y un recio edificio colonial, edificado con piedras calizas, sede del Gobierno Municipal; y la afamada y muy estrepitosa barriada del puente, con la barbería de Felo Centellas, donde el futuro escritor era por entonces aprendiz de barbero.

Esa mítica realidad que ofrecía la cayería de Romano (con las continuas navegaciones del viejo Antonio, para cazar o pescar, entre tiburones, alecrines y caimanes, caballos salvajes, perros jíbaros, rocadales, lagunas y pantanos, en el mismo borde de la impetuosa corriente del Canal de Las Bahamas) fue lo que, al decir de cirules, incitó su vocación literaria; por el hecho de haber entrado en contacto, desde su niñez, con las más variadas y fabulosas historias, enraizadas en aquellos sitios de mares, en los que existía un maravilloso espacio de la memoria colectiva; de temas que aparecían como olvidados; temas insólitos que el tiempo amenazaba con borrar; pero que estaban allí, en las conversaciones, en los encuentros, en las tertulias que se producían de manera espontánea, sobre todo en los alrededores del antiguo muelle de los Carrera, donde era cotidiano que pescadores y navegantes evocaran historias y aventuras de tal o cual otro paraje de la costanera; aventuras en las que podían mezclarse hazañas y mezquindades de corsarios y piratas, de barcos hundidos, de imprevisibles navegaciones y desafíos; incluso relatos de embrujos, de tesoros escondidos, de muertos y aparecidos; de los vuelos de las brujas de la Gran Canaria en los alrededores del fondeadero de Las Antillas; recuerdos de viejos emigrantes que solían acudir al Hotel de Los Prada –castellanos, gallegos, catalanes, aragoneses, salamanquinos y asturianos-, y algún que otro ilustre personaje que anduviera de paso, arrastrando leyendas y mitos.

También era usual que en las tabernas del embarcadero de El Guincho los pescadores hicieran alusiones a lo acontecido en aquella comarca durante la II Guerra Mundial, con  Hemingway persiguiendo submarinos alemanes en el yate Pilar; y podía hablarse, además, de la época en que imperaban las cañoneras españolas, y de un destacamento de la caballería mambisa que, a una legua de la colina del cementerio, entró en reñido combate con un batallón de San Quintín; y en los días claros y azules, desde aquella misma colina, se podía observar una buena parte de la bahía; y en la distancia, tierra adentro, se perfilaban las zonas boscosas, y los llanos de San Miguel de Nuevitas; sitios de tránsito, de movimientos de tropas y operaciones militares, de incendios, de batallas campales que dejaron sus rastros en los mármoles de las tumbas; eso era lo que se notaba en el cementerio de San Miguel: las huellas de los fusilazos; y se podían escuchar historias sobre Pueblo Viejo, pequeño y escondido refugio (a media milla de San Fernando de Nuevitas) arrasado a fines del siglo XVIII por el ataque de un pirata inglés; y hacia el otro lado de la bahía, el embarcadero del Bagá, con los restos de una línea férrea que yacía entre la hojarasca y la maleza; línea que abrió esa vasta comarca a los rigores del comercio, con sus extensos potreros, de abundante ganado, de ingenios y esclavos; comarca incendiada y saqueada en las guerras anticoloniales; pero sobre todo, lugares que sirvieron al tráfico negrero, y al cruce de los emigrantes que, desde los embarcaderos cercanos, se encaminaban hacia las llanuras de la costa norte del Camagüey, donde se encontraba el valle de Cubitas, con el ánimo de fundar las perdidas ciudades de norteamericanos y europeos.

La cayería de Romano, con ese perenne cruce de goletas, bergantines, veleros y yates, cargueros y mercantes, navíos de guerra y buques de travesía, desde los confines del arco antillano a los portetes de la costa continental, para hacer rumbo a la altura de Faro Maternillo, en busca de los puertos del Golfo, dejando historias, rumores de festines y naufragios, anclas y jarcias, odios y rencores, persecuciones y asesinatos; luces y resplandores en noches de tormenta; y las rumbantelas que se organizaban en la villa, con tambores, trompetas, boleros y canciones, que hacían que las noches fueran poco menos que interminables. Para el escritor sus temas preferidos, los más fascinantes.

Por lobitogabriel - 14 de Septiembre, 2007, 8:33, Categoría: bios
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